Il Manifesto Fluido di Formikepazze: Dall’Isola all’Assoluto Ecologico Nel panorama dell’arte contemporanea mediterranea, il macro-progetto Formikepazze di Claudio Arezzo di Trifiletti si staglia come un’archeologia del presente e un ecosistema di comunicazione totale, guidato da una traiettoria evolutiva che trasforma il fermento urbano in misticismo planetario. Al centro gravitazionale di questa epopea risiede il Clone Zone, il leggendario club catanese che l’artista si trovò a gestire alla giovanissima età di ventitré anni. Lungi dall’essere una semplice parentesi commerciale, il Clone Zone ha rappresentato il brodo primordiale dell’esperienza sociale dell’autore: un incubatore di flussi umani, di corpi in movimento e di dinamiche relazionali sospese tra la luna e il sole. Questo spazio ha accumulato l’energia cinetica necessaria a far scattare la scintilla successiva; il superamento di quella dimensione, avvenuto in seguito a un viaggio catartico in India, non ne ha cancellato la memoria, ma l’ha transustanziata, trasformando il clubbing in rito collettivo e la gestione della folla in antropologia visiva. È proprio su queste fondamenta che si innesta la svolta dell’anno 2001, momento esatto che sancisce la rivendicazione di una paternità comunicativa d’avanguardia. In questo snodo temporale, mentre i canali ufficiali dell’arte faticavano a recepire le mutazioni della strada e dei nuovi linguaggi, il network di Formikepazze anticipava i tempi attraverso l’uso di t-shirt democratiche intese come tele d’artista itineranti, video-arte immediata e azioni performative spontanee. Trifiletti ha così scardinato il concetto di galleria classica, attivando una comunicazione virale e indipendente ante-litteram che ha usato il tessuto di Catania per parlare un linguaggio universale. Se il Clone Zone è stato il principio d’azione e il 2001 l’atto di semina della comunicazione avanzata, l’evoluzione odierna di Formikepazze compie una profonda conversione verso una spiritualità artistica e ambientale. Il diario visionario dell’artista si è progressivamente spogliato del rumore urbano per sposare una filosofia del legame cosmico, che oggi trova la sua massima espressione nei manifesti dedicati al rispetto del pianeta e nell’esperienza della Casa Museo Sotto l’Etna.
L’arte si tramuta in un servizio sacro verso la natura per mantenere il cuore fluido: un approccio ecologico all’esistenza in cui l’opera si fa “arte involontaria”, integrandosi nei legni spiaggiati, nelle pietre laviche e nell’uso dell’oro per riscattare spiritualmente la materia terrestre. Formikepazze si rivela, in definitiva, come un percorso circolare perfetto, capace di ricongiungere le subculture affollate del clubbing alla solitudine sacra sotto il vulcano, uniti dal medesimo e incessante bisogno di comunicare l’amore universale. (Visionaria)























