Ricordo da bambino una monetina scendere dalla feritoia, prendere una candela e accenderla accanto alle altre, quel suono era ben speso, la luce e il calore, la devozione. All’ingresso delle pietre scolpite contenevano acqua, le dita poggiandosi andavano a benedire nel Nome del Trino, l’Impronta attraverso la memoria di quel gesto. L’odore dell’incenso era frequente insieme al silenzio, ogni tanto le campane suonavano ricordandoci quel momento, tutto era denso di preghiera – L’umile viandante che nel giardino odora di rosa. Vi prego perdonare la mia inquietudine. (Algoritmi di Pace 03.05.23)
L’antico abbeveratoio era divenuto monumento
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